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“Volontariato: punto di incontro di una umanità vera” Stampa E-mail
Mercoledì 02 Settembre 2009 16:13


Giovedì 7 maggio nella nostra sede si è tenuto un interessante incontro sul tema: “Volontariato: punto di incontro di una umanità vera”.
L’occasione è stata la consegna al presidente e alla vicepresidente del Coordinamento delle associazioni di volontariato di Vigevano, Gennaro Graziano e Adriana Ghio, del ricavato del service “Concerto di Primavera” tenutosi in città il 17 aprile scorso.
Le nostre socie Raffaella Spini e Rossella Buratti, con il loro intervento “a due voci”, hanno cercato di rispondere a questa domanda: può essere il volontariato il punto di incontro di diverse esperienze che hanno però in comune la ricerca di una autentica e vera umanità?
Il tema è stato introdotto da Raffaella che ha illustrato i punti fermi del volontariato nell’ottica cattolica. Partendo dall’affermazione che “il volontariato è amore alla diversità dell’altro” ha sottolineato l’importanza di riconoscere l’altro come PERSONA, di affermare la sua dignità in quanto immagine di Dio, contrariamente a quanto avviene negli stati totalitari o assistenziali. Questi non sanno in effetti dare una risposta che colga la domanda umana più profonda.
La Chiesa Cattolica è da sempre tesa ad offrire alla persona un sostegno materiale che non la umili e non la riduca ad essere solo oggetto di assistenza, ma la aiuti ad uscire dalla sua precaria condizione, promuovendo la sua dignità. Per ogni cattolico il punto di riferimento, l’esempio supremo è Gesù, il Buon Samaritano, che ha rivelato all’uomo l’amore come legge suprema del suo essere, rendendo visibile nella sua vita terrena la tenerezza di Dio verso l’uomo.
Perciò è proprio nella consapevolezza di questa sovrabbondanza che il volontario trova la spinta a dedicarsi agli altri in modo gratuito, con un costante riferimento allo spirito originario, che permette di offrire al prossimo in difficoltà non solo i beni materiali, ma lo sguardo d’amore di cui ha bisogno.
Attraverso questa comunicazione d’amore per Dio e per i fratelli, che è l’anima dei rapporti, si contribuisce ad immettere nel tessuto sociale una novità di vita che ridà fiducia alle persone nell’affrontare le prove e le situazioni difficili della vita e si realizza una riedificazione della società dall’interno.
Che si tratti di microprogetti o di grandi realizzazioni, il volontario è chiamato ad essere in ogni caso “scuola di vita” soprattutto per i giovani, contribuendo ad educarli ad una cultura di solidarietà e di accoglienza aperta al dono gratuito di sé.
Si è poi fatto riferimento all’enciclica “Deus caritas est” di Benedetto XVI^ in cui sono evidenziati gli elementi costitutivi della carità cristiana: la sua totale gratuità, unita alla “attenzione del cuore”, l’assenza di intenti di proselitismo, l’indipendenza da partiti ed ideologie.
 
Rossella ha quindi trattato la tematica nell’ottica buddista, mettendo in evidenza che le prime forme di volontariato nella storia dell’umanità risalgono al buddismo Mahayana. Si tratta di una corrente basata sugli ultimi insegnamenti di Gautama Siddharta, un principe indiano vissuto tra il VI e il V secolo a.c., detto “Buddha” (l’illuminato), il quale, dopo una fase di meditazione, si risvegliò alla realtà fondamentale della vita e dell’universo e scoprì una condizione dell’esistenza conosciuta come “illuminazione” o “buddità”. Da allora il Buddha si adoprerà per aiutare gli altri a superare le sofferenze e raggiungere la felicità, predicando che l’ottenimento della illuminazione è una possibilità aperta a tutti, senza distinzione di sesso, razza, condizione sociale o educazione. 
La dottrina del Buddha, consacrata nel “Sutra del Loto” ha avuto un’ampia diffusione in India, Cina Giappone, ove la più importante teorizzazione delle tematiche mahayane è avvenuta ad opera di un monaco giapponese vissuto nel XIII secolo, Nichiren Daishonin.
Per il Daishonin la qualità fondamentale del “Bodhisattva” (colui che aspira all’Illuminazione) è costituita da “jihi” tradotto come “compassione”, ma con un significato più ampio rispetto all’accezione occidentale: significa percepire dentro di sè la gioia e il dolore dell’altro, provare amorevolezza verso tutte le persone, togliere sofferenza al prossimo e si realizza attraverso quotidiane azioni altruistiche.
I seguaci di Nichiren Daishonin, aderenti alla Soka Gakkai Internazionale (un’organizzazione laica presente in 180 nazioni) vivono il volontariato come l’unica dimensione autenticamente umana.
I volontari buddisti, escludendo qualsiasi intento di proselitismo, operano nei settori della sanità, della assistenza sociale, della protezione dell’ambiente, nelle campagne di informazione e sensibilizzazione, per la salvaguardia dei diritti umani.
E’stata poi data lettura di due parabole buddiste in cui si evidenzia l’importanza della “dedizione sincera”: nel dedicarci agli altri non conta quanto siamo in grado di offrire, ma lo spirito sincero con cui offriamo un dono materiale o spirituale, senza aspettative di ricompensa.      
Raffaella ha infine tratto le conclusioni, affermando che alla domanda iniziale è possibile dare una risposta positiva: il volontariato è realmente il punto di incontro di diverse esperienze, ognuna con la sua identità ed espressione, ma comunque mosse da una autentica umanità.
Si è al proposito richiamato l’intervento del cardinale Jean Louis Touran - riportato sul Corriere della Sera del 4 aprile 2009 - di apertura verso la realtà del popolo buddista e di invito ad una lotta comune contro la povertà che impedisce alle persone di vivere secondo la loro dignità.
E’ seguito l’intervento del Presidente del coordinamento delle associazioni di volontariato di Vigevano, Gennaro Graziano e la consegna da parte del presidente del club Giambattista Ricci di un consistente contributo, del gagliardetto del club e di doni ricordo alle relatrici e agli ospiti.
 
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